Michele De Lucchi:“Disponibilità al cambiamento e importanza dell’istruzione: don’t waste time”

“Ringrazio innanzitutto perché è il primo riconoscimento alla carriera, e quindi sono molto contento. Devo dire però che quando cominciano ad arrivare tali premi si è automaticamente indotti a pensare che la carriera sia una cosa ormai alle spalle, invece per me non è così, anzi, credo che il riconoscimento alla carriera debba essere un incoraggiamento ad andare avanti e a non mollare, non importa l’età. Devo riconoscere che questa carriera, iniziata 50 anni fa per mia grande fortuna, si è svolta in anni strepitosi, straordinari; mi basta pensare a quando studiavo architettura all’università di Firenze, le parole ‘sostenibilità’ ed ‘ecologia’, il tema di come progettare per avere edifici efficienti, proprio non esistevano. Si disegnava col pennino, con le matite 3H, 4H, 5H, si disegnava col cemento armato e infatti ci insegnavano a capire come funzionasse e a come si facesse a costruire con questo materiale. Beh ecco ho vissuto in degli anni strepitosi proprio perché da allora ad oggi mi rendo conto di quante cose sono successe e di quante cose sono anche migliorate, perché nonostante sia ben consapevole dei grandi problemi che abbiamo di fronte, sono anche convinto che molte cose siano cambiate in meglio.

La mia fortuna è stata quella di iniziare a lavorare nel 1979 con la Olivetti dove sono rimasto per 20 anni. Un lunghissimo periodo nel quale ho usato la mia professione di architetto all’interno di un’azienda imparando non solamente a costruire, a progettare edifici di uffici, interni, ma anche le macchine. In Olivetti sono diventato un vero e proprio designer, progettando prima macchine da scrivere, poi fax, stampanti, computer, sempre rigorosamente a mano. Ho sempre disegnato a mano tutto quanto per poi trasformarlo, con l’aiuto dei miei bravissimi collaboratori, in degli oggetti tecnologici funzionali, pratici e di successo sul mercato.

Sono convinto che l’Olivetti sia stata una grande azienda che ha dato molto all’Italia, anche perché a quell’epoca eravamo l’unica azienda, italiana ed europea, che sapeva produrre un computer partendo da zero, partendo dal niente. Ecco il confronto con l’industria è stato molto utile perché oggi non si può parlare di edilizia in modo preciso ed efficiente senza parlare del mondo industriale.

Un’altra mia grande fortuna è stata quella di vivere insieme il mondo dell’architettura e il mondo del design industriale, perché le due cose si compenetrano completamente diventando più permeabili a tutto quello che succede in altri ambiti, il mondo artigianale e il mondo intellettuale insieme, il mondo di chi lavora con la testa e fa l’artigiano della mente; penso a tutti i grandi successi della scienza e della tecnologia che si sono tradotti nell’applicazione di tali scoperte nel mondo concreto di tutti i giorni.

Ecco, questi 50 anni straordinari mi fanno pensare veramente che possiamo andare avanti con le regole che ci stiamo dando, anche le regole appunto delle certificazioni, dello studio, dell’approfondimento, di quello che abbiamo di valore e di quello che possiamo fare di valore. Credo proprio che ci sia anche il bisogno di far crescere un po’ di autostima per quello che stiamo facendo, un po’ anche di orgoglio, perché sono davvero tante le cose che sono migliorate, questo non vuol dire che sono risolte, ma questo miglioramento è qualcosa che dobbiamo proprio riconoscerci e che dobbiamo raccogliere come messaggio perché la strada intrapresa è quella giusta e quindi dobbiamo continuare a percorrerla.

Andiamo avanti soprattutto con due regole che questi 50 anni mi hanno insegnato: la prima è quella di cambiare ed essere disponibili al cambiamento, in particolare quello che stiamo vivendo oggi che è assolutamente stravolgente, chi non cavalca questo cambiamento è succube dell’evoluzione e non fornendoci il proprio contributo ci fa perdere qualcosa; la seconda è quella di riconoscere l’importanza dell’istruzione e dell’educazione, entrambe sono fondamentali e sono il primo atto da compiere in questo momento, proprio perché se non c’è istruzione, se non c’è un minimo di conoscenza distribuita e non riconosciamo il valore della conoscenza, si perde tutto, tutto rischia pesantemente di perdersi nel senso proprio di waste, un sacrificare cose che ci servono e che sono indispensabili ora più che mai”.

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