Marina Ricci: “La Civiltà Mediterranea come esempio di Buona Pratica per il Futuro”

“Vorrei iniziare da subito dicendo che sono molto felice che proprio il progetto Vita Mediterranea -Wellness & Lifestyle, che promuove le Buone Pratiche della salubrità e della sostenibilità, sia stato insignito di questo premio importantissimo, considerato degno di nota da parte di questa importante istituzione che è il Parlamento Europeo e quindi ringrazio per questo il dottor Carlo Corazza, e ringrazio anche Paolo Crisafi, presidente del comitato editoriale di NewsReminder. Non solo perché avete saputo leggere tra le righe il mio impegno quotidiano ma anche perché questa iniziativa è una qualificata occasione di dialogo. Per me il premio è anche un motivo di commozione, tocca le corde più profonde, perché qualcuno ha riconosciuto il valore di un impegno quotidiano spesso invisibile.

La pandemia ci richiede di fare di più se vogliamo uscire dallo stato di crisi il prima possibile, e siamo consapevoli di dover profondere maggiore impegno in tutto quello che facciamo in un momento in cui le difficoltà aumentano, soprattutto per noi donne. Dunque mi verrebbe da dividere il premio in due, si licet, dedicandolo per metà alla mai attività lavorativa e per metà all’impegno nel privato perché il sostegno della famiglia, prima cellula della società, ha un valore importantissimo ed è un valore importantissimo soprattutto in momenti come questo in cui bisogna serrare le fila.

I segnali positivi oggi in ambito comunitario ci sono, l’Europa sta dimostrando di essere un faro di civiltà; la pandemia ha si è abbattuta con violenza sulle persone e ha compromesso sistemi economici, ma nonostante ciò le istituzioni europee hanno scelto di generare opportunità, favorendo la transizione verso modelli più etici e sostenibili.

Questa volta si parla di digitale, di ricerca, di innovazione, di sostenibilità, di cultura ed etica come conditio sine qua non di sviluppo sostenibile e inclusivo. I media in questo senso possono offrire un contributo essenziale, stimolando percorsi virtuosi individuali e di squadra. Ma oggi viviamo il paradosso di un’informazione che è diventata appannaggio di tutti, ogni cittadino può essere un medium, un mezzo di informazioni senza filtri, il ruolo di mediazione tra il reale e la sua trasposizione da sempre demandato ai professionisti dell’informazione oggi si riveste di ulteriori significati. Saper discernere tra le fonti, interpretarle attraverso l’elaborazione di sintesi intelligibili e soprattutto oneste, è un servizio che oggi, in tempo di pandemia, risulta essenziale.

Allora pensiamo a quanto sia importante riuscire a comprendere il dramma che stiamo vivendo attraverso i dati aggregati, le analisi, la ricognizione delle fonti e la loro sistematizzazione. Gli scenari, le sintesi e gli approfondimenti non bastano mai a sopire la fame di aggiornamenti in uno stato di crisi mondiale, senza considerare il filtro che il buon giornalismo frappone tra le manipolazioni dell’informazione, le fake news, e i lettori. Oltre a tutto questo il giornalismo può rappresentare un driver importante di innovazione perché aggiorna la diffusione dei saperi dando impulso a tutti i settori economici e non: per questo i media, depositari della conoscenza in real time, devono sentire la responsabilità rispetto ai processi di crescita dei popoli dal punto di vista culturale e valoriale.

In un momento in cui non è possibile avere interscambi culturali diretti tra i popoli, la comunicazione che viaggia in rete, come quella di cui si sta occupando Vita Mediterranea, compensa un vuoto con l’immissione di contenuti che rafforzano l’esperienza virtuale del reale. Ma l’informazione capillare che corre veloce sul web presenta dei coni d’ombra inquietanti.

Il grande filosofo polacco Zygmunt Bauman, morto nel 2017, associava il post moderno allo stato liquido teorizzando la società liquida, e lo psichiatra e accademico italiano Tonino Cantelmi, studiando l’esplosione del digitale, va oltre e parla di società tecno-liquida, soffermandosi sulla componente della tecno-mediazione, della relazione.

Io vorrei aggiungere che oltre ad essere una società tecno-liquida, la nostra, con la pandemia, si è trasformata in una società diffusa all’interno di un paradosso che mai avremmo pensato di vivere: inibiti al movimento ma diffusi, talvolta dispersi in ogni dove, e reticolari, aggregati come i nostri dati gestiti dai depositari dei big data, aggregati in infiniti mondi possibili.

La nostra società oggi è diffusa perché è interconnessa in simultanea, sguinzagliata nel web, ma imbrigliata in una stanzialità mai vissuta prima. Nel mare magnum del nostro tempo, il mondo dell’informazione deve sempre più rappresentare una bussola, e la Civiltà Mediterranea, e qui vengo al dunque, può essere uno straordinario antidoto all’appiattimento culturale, offrire solidi ancoraggi, radici, profondità di pensiero contribuendo alla rigenerazione del mondo.

Ecco con Vita Mediterranea stiamo sviluppando una serie di progetti volti proprio alla promozione di questo concetto importante della valorizzazione della nostra cultura, che è diventato un faro per tutti i popoli perché vediamo quello che sta succedendo nel mondo; e l’Europa sta andando avanti anche in questa direzione.

Noi veramente speriamo di poter sviluppare sempre più iniziative fondate su questi valori che l’Europa ha dimostrato di saper sposare in questo periodo, e concludo ringraziandovi nuovamente per questo prestigioso riconoscimento che voglio dedicare alla nostra Italia, alla nostra Europa, e alle future generazioni”.

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